Spesso si sente parlare di Dieta Chetogenica e troppo spesso la si associa a false informazioni e falsi miti, di seguito le più comuni.
- Alzano il colesterolo: numerosi studi hanno dimostrato che le diete chetogeniche possono migliorare i livelli di colesterolo e trigliceridi, grazie allo scarso apporto di carboidrati che limita la produzione epatica ed endogena di colesterolo.
2. Danneggiano i reni: le diete chetogeniche tendenzialmente non sono iperproteiche e quindi non danneggiano i reni, anche perché un apporto eccessivo di proteine potrebbe avere un effetto controproducente sullo stato di chetosi.
- Danneggiano il fegato: numerosi studi hanno ormai dimostrato che la dieta chetogenica non affatica il fegato, anzi! E’ una delle strategia dietetiche più efficaci per il trattamento della steatosi epatica non alcolica (fegato grasso).
4. Provocano chetoacidosi: per molti anni il termine chetosi è stato confuso con chetoacidosi. La chetoacidosi è una condizione pericolosa per la salute che è associata al diabete di tipo 1: i livelli di glicemia diventano molto elevati a causa del deficit di insulina, con produzione di corpi chetonici in quantità elevatissima e conseguente acidosi.
Contrariamente, in soggetti non affetti da diabete di tipo 1, durante una dieta chetogenica la glicemia rimane sotto controllo a livelli ottimali: la produzione di corpi chetonici è limitata e il pH del sangue rimane neutro.
- Abbassano il metabolismo e provocano un recupero dei kg persi: le diete chetogeniche, grazie all’apporto di proteine ad elevato valore biologico, preservano molto bene la massa muscolare, anche in assenza di attività fisica. Con l’aumento della massa muscolare il metabolismo basale si alza, garantendo una maggiore probabilità di mantenere il peso raggiunto nel tempo.
6. Si può seguire solo per 21 giorni: questa è una falsa credenza nata dal fatto che un ciclo di protocollo Blackburn (chetogenica VLCKD), veniva fatto seguire per 21 giorni e poi veniva interrotto. Il motivo di tale interruzione risiede nel fatto che tale protocollo una volta prevedeva solamente pasti liquidi e risultava difficile da portare avanti per un periodo più lungo di tempo. Ad oggi, il protocollo prevede anche pasti solidi e pertanto può essere tranquillamente portato avanti, ben oltre i 21 giorni.
